7 piccoli aquiloni
Aforisma dell’autore: “Ancora aquiloni, sono sette, spesso sono tanti, troppi. Comunque tutti cadranno ai nostri piedi.”
n quest’opera, Gennaro Corbi costruisce uno spazio rarefatto e sospeso, attraversato da presenze minime che evocano la leggerezza e, al tempo stesso, la precarietà dell’esistenza. I “piccoli aquiloni” a cui l’artista fa riferimento non sono rappresentati come oggetti riconoscibili, ma come frammenti dispersi, segni che galleggiano in un campo oscuro e silenzioso.
Il fondo, profondo e vibrante, suggerisce uno spazio indefinito—non cielo né terra, ma una dimensione interiore in cui le coordinate si dissolvono. In questo ambiente sospeso, gli elementi sembrano fluttuare senza direzione, sottratti a qualsiasi logica gravitazionale o narrativa.
La frase dell’artista—“Ancora aquiloni, sono sette, spesso sono tanti, troppi. Comunque tutti cadranno ai nostri piedi.”—introduce una tensione sottile tra aspirazione e destino. Gli aquiloni, simbolo di slancio e libertà, diventano qui metafora delle molteplici proiezioni dell’individuo: desideri, pensieri, possibilità.
Eppure, la loro caduta è inevitabile. Non come fallimento, ma come ritorno. Ciò che si eleva è destinato a ricongiungersi con la realtà, a perdere la propria distanza simbolica per trasformarsi in esperienza.
Corbi traduce questa dinamica in un linguaggio essenziale, dove la distanza tra gli elementi amplifica il senso di solitudine e riflessione. L’opera non descrive un evento, ma una condizione: quella di un’esistenza sospesa tra tensione verso l’alto e inevitabile gravità.
In questa caduta annunciata non c’è tragedia, ma consapevolezza. E nello spazio che separa gli elementi, si apre un tempo lento, in cui lo spettatore è chiamato a riconoscere la propria misura tra desiderio e limite.
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