Ma chi ha insegnato il volo ai gabbiani
Aforisma dell’autore: “Certamente non Leonardo da Vinci.”
In quest’opera, Gennaro Corbi costruisce una superficie essenziale, attraversata da un campo scuro e profondo in cui affiorano frammenti dorati, simili a presenze leggere, quasi tracce di volo. Le forme non definiscono figure riconoscibili, ma evocano movimenti, direzioni, dispersioni.
“Certamente non Leonardo da Vinci” introduce una dichiarazione ironica che rovescia il peso della tradizione e dell’autorità artistica. Il riferimento implicito al mito del genio e alla ricerca delle leggi del volo viene qui svuotato di ogni centralità: ciò che conta non è l’origine del sapere, ma il mistero della sua esistenza.
Le presenze dorate, disseminate nello spazio, suggeriscono una conoscenza spontanea, non codificata, che sfugge a ogni tentativo di sistematizzazione. Il volo non è conquista tecnica né risultato di un progetto, ma evento naturale, imprevedibile, quasi inconsapevole.
Corbi sottrae così l’opera a ogni dimensione celebrativa e la restituisce a una condizione di leggerezza e dubbio. L’immagine si apre come una riflessione sull’impossibilità di attribuire un’origine al gesto vitale, invitando a riconoscere che alcune verità esistono indipendentemente da chi le osserva o tenta di spiegarle.
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