Un’altra sindone
Aforisma dell’autore: “Ogni giorno, ognuno di noi spiega lenzuoli per coprire i propri ricordi.”
Al centro della superficie, una forma orizzontale, compressa e trattenuta, emerge come una reliquia sospesa. È un segno che richiama immediatamente l’idea di corpo, ma senza mai dichiararlo: una presenza assente, custodita e allo stesso tempo negata.
Le parole dell’artista — “Ogni giorno, ognuno di noi spiega lenzuoli per coprire i propri ricordi.” — trasformano l’immagine in un gesto quotidiano e universale. Coprire non è solo nascondere: è anche conservare, proteggere, rendere sopportabile ciò che altrimenti sarebbe troppo esposto. Il lenzuolo diventa così una soglia tra memoria e oblio.
Corbi costruisce una composizione dove la materia sembra stratificarsi come tempo: il bianco incrostato, quasi tessile, circonda una zona interna più densa, calda, ferita. Il rosso centrale non è narrativo, ma evocativo: suggerisce una traccia, una permanenza, qualcosa che resiste sotto la superficie.
Il riferimento alla “sindone” introduce una dimensione simbolica potente, ma mai esplicitamente religiosa. Non c’è rivelazione, non c’è certezza: solo il dubbio che ogni traccia sia già una trasformazione, ogni ricordo già una costruzione. Ciò che vediamo non è il corpo, ma ciò che resta dopo il suo passaggio — o forse ciò che scegliamo di ricordare.
L’opera si muove così tra occultamento e testimonianza: coprire i ricordi significa anche dar loro forma, delimitarli, renderli visibili proprio attraverso la loro assenza. E in questo gesto ripetuto, quotidiano, si consuma una silenziosa negoziazione tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora sostenere.
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