Non serve partire
Aforisma dell’autore: “Quando si va via si cerca solo di portare lontano i nostri dolori.”
L’opera si costruisce attorno a una presenza centrale, ambigua e fortemente evocativa: una forma che richiama una valigia, ma che appare consumata, deformata, quasi inglobata nel tempo e nella memoria. Non è più un oggetto funzionale, bensì un residuo, un contenitore di tracce.
Le parole dell’artista — “Quando si va via si cerca solo di portare lontano i nostri dolori” — orientano la lettura verso una dimensione esistenziale. La partenza non è liberazione, ma tentativo. Non si abbandona davvero ciò che pesa: lo si trasporta, lo si trascina altrove, sperando che la distanza possa trasformarlo.
La superficie chiara e rarefatta che circonda la forma centrale suggerisce uno spazio sospeso, quasi un vuoto emotivo. Al di sopra, una luce calda ma distante non consola: illumina senza risolvere. È una luce che osserva, non che salva.
L’oggetto-valigia diventa così un corpo della memoria, segnato, stratificato, carico di vissuti. Non contiene semplicemente ciò che è stato, ma ciò che continua a essere, nonostante il movimento. L’opera suggerisce con lucidità che partire non significa mai davvero lasciare: significa portare con sé, in forme diverse, ciò da cui si cerca di fuggire.
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