Pagine di memoria
In Pagine di memoria, Alfredo Pini costruisce un’immagine che affiora come un ricordo frammentato, sospeso tra figurazione e astrazione. La presenza centrale, solo parzialmente riconoscibile, sembra emergere da una stratificazione di segni, colature e velature che evocano il tempo come accumulo, erosione, riscrittura continua.
Il supporto cartaceo diventa luogo fragile e sensibile, attraversato da gesti istintivi e interventi più controllati, dove il bianco non è mai vuoto ma spazio di risonanza. Le tracce grafiche, quasi calligrafiche, convivono con campiture dense e materiche, suggerendo pagine vissute, cancellate, annotate più volte.
L’opera si configura come una riflessione visiva sulla memoria: non lineare né stabile, ma composta da strappi, ritorni e sovrapposizioni. Pagine di memoria non racconta un episodio preciso, ma invita l’osservatore a riconoscere il proprio archivio interiore, fatto di immagini incomplete e persistenti.
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