Alle porte del Paradiso
Aforisma dell’autore: “Bisogna sempre meritare il Red Carpet?”
In quest’opera, Gennaro Corbi costruisce uno spazio essenziale e silenzioso, attraversato da una stratificazione orizzontale che suggerisce un paesaggio mentale più che reale. Le superfici, leggere ma dense, evocano una distanza: una soglia che separa e allo stesso tempo invita.
Sul margine destro, l’elemento rosso—compatto, modulare—irrompe come segno inatteso. La sua presenza interrompe l’equilibrio tonale dell’opera, introducendo una tensione visiva e simbolica che si carica di significati ambivalenti.
Il riferimento al “red carpet” apre infatti a una riflessione sottile sul riconoscimento, sull’accesso e sulla legittimazione. Tradizionalmente associato al privilegio e alla celebrazione, qui il tappeto rosso perde la sua funzione spettacolare per diventare soglia selettiva: un punto di passaggio che non garantisce, ma interroga.
“Bisogna sempre meritare il Red Carpet?” è una domanda che destabilizza. Corbi non offre una risposta, ma mette in discussione i meccanismi che regolano l’inclusione e l’esclusione, sia nel contesto sociale che in quello esistenziale.
L’opera si configura così come uno spazio di attesa e possibilità, in cui il gesto minimale diventa veicolo di una riflessione più ampia: chi stabilisce il valore? Chi decide l’accesso?
In questa tensione tra apertura e limite, tra neutralità e segno, lo spettatore è chiamato a confrontarsi con il proprio posizionamento, sospeso tra desiderio di riconoscimento e consapevolezza della sua natura relativa.
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