Chernobyl 1986
Aforisma dell’autore: “Quando l’uomo si sente onnipotente.”
In quest’opera, Gennaro Corbi costruisce un paesaggio essenziale e inquieto, dove pochi elementi bastano a evocare una presenza carica di conseguenze. La struttura centrale, scura e instabile, emerge come un relitto o un’architettura ferita, sospesa tra costruzione e rovina.
Lo spazio circostante è ridotto a un orizzonte basso e indistinto, segnato da una materia pittorica nervosa, attraversata da segni rapidi e incisivi. Sopra, una forma grigia, quasi una nube, incombe silenziosa: non descrive, ma suggerisce, lasciando affiorare un senso di minaccia latente.
“Quando l’uomo si sente onnipotente” introduce una riflessione sulla hybris contemporanea, su quella tensione che spinge l’essere umano a oltrepassare i limiti, a esercitare un controllo che si illude assoluto. La costruzione al centro dell’immagine diventa così simbolo di questa volontà: un segno di potere che, allo stesso tempo, porta in sé la possibilità della propria dissoluzione.
Corbi non rappresenta l’evento, ma ciò che resta: una condizione, una traccia, un equilibrio compromesso. La pittura, con la sua materia graffiata e instabile, restituisce una percezione di precarietà, come se il paesaggio stesso fosse attraversato da una memoria invisibile ma persistente.
L’opera si muove tra presenza e assenza, tra visibile e non detto, lasciando emergere una consapevolezza sottile: che ogni forma di dominio assoluto contiene in sé il germe della perdita. E che l’onnipotenza, più che una conquista, può rivelarsi una fragile illusione.
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