I miei quadri non amano i salotti
Aforisma dell’autore: “Forse sono io che non vorrei darli via.”
In questa opera, Gennaro Corbi costruisce uno spazio sospeso tra presenza e rinuncia, dove la pittura si fa soglia e resistenza. Le due superfici incorniciate, separate da una zona oscura e insondabile, evocano un gesto trattenuto: qualcosa che potrebbe essere offerto, esposto, ceduto—ma che resta invece custodito.
“Forse sono io che non vorrei darli via” introduce una riflessione sottile sul rapporto tra artista e opera, tra creazione e distacco. Il lavoro non si limita a rappresentare, ma mette in scena una tensione interiore: quella tra il desiderio di condividere e l’impossibilità di separarsi da ciò che è parte di sé.
La composizione, rigorosa e minimale, amplifica questa condizione. Le superfici chiare sembrano aperture, possibilità di accesso, mentre la fascia scura centrale agisce come una barriera emotiva, un vuoto che trattiene e protegge. L’opera diventa così una metafora della relazione profonda e spesso irrisolta tra l’artista e il proprio lavoro.
Corbi suggerisce che non tutte le opere sono pronte a essere lasciate andare—non per valore materiale, ma per ciò che custodiscono: memoria, identità, esperienza. In questo spazio silenzioso, il gesto del trattenere si trasforma in atto di consapevolezza.
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