La stanza dell’alchimista
Aforisma dell’autore: “Non cercare altrove cose che non esistono.”
In quest’opera, Gennaro Corbi costruisce uno spazio chiuso, essenziale, che si configura come una stanza mentale più che fisica. Le pareti convergono verso un nucleo centrale rivestito d’oro, materia preziosa ma fragile, segnata da crepe, lacerazioni e interruzioni.
“Non cercare altrove cose che non esistono” orienta la lettura verso una riflessione sulla proiezione e sull’illusione. L’oro, tradizionalmente simbolo di valore assoluto e di trascendenza, qui appare vulnerabile, incompleto, quasi consumato. Non è promessa di scoperta, ma residuo di una ricerca che si rivela interna, inevitabilmente limitata.
La prospettiva accentuata, che conduce lo sguardo verso il centro, non apre a uno spazio oltre, ma lo chiude. Non c’è fuga, non c’è rivelazione esterna: tutto avviene all’interno di un perimetro definito, dove il desiderio di trovare qualcosa “altrove” si scontra con la consapevolezza della sua inesistenza.
Corbi trasforma così la superficie pittorica in una camera di riflessione, un luogo in cui il valore si rivela instabile e la ricerca si ripiega su sé stessa. L’opera si impone come una meditazione sulla natura illusoria delle aspettative e sulla necessità di riconoscere i limiti del desiderio.
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