Monocromo Van Dyck
Aforisma dell’autore: “Quando i miei occhi vedono le cose di un solo colore.”
In quest’opera, Gennaro Corbi riduce il paesaggio a una visione monocromatica, dove architetture essenziali emergono da una materia pittorica calda e uniforme. Le case, prive di presenza umana, si stagliano come resti silenziosi, sospesi tra memoria e dissoluzione.
“Quando i miei occhi vedono le cose di un solo colore” orienta la lettura verso una percezione selettiva, quasi interiore. Il colore unico non è una limitazione, ma una condizione: un filtro che semplifica il reale per restituirne l’essenza. In questa riduzione, ogni dettaglio superfluo scompare, lasciando spazio a una visione più concentrata, quasi meditativa.
Le aperture luminose delle finestre, bianche e vuote, interrompono la continuità della superficie e introducono un ritmo visivo che suggerisce possibilità, ma non narrazione. Non raccontano storie, ma indicano presenze assenti, spazi che restano inaccessibili.
Corbi costruisce così un paesaggio mentale, in cui il colore diventa linguaggio e la visione si fa introspezione. L’opera si configura come una riflessione sulla capacità dello sguardo di trasformare il mondo, riducendolo a ciò che è essenziale e trattenendo solo ciò che davvero conta.
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