Raimondo di Sangro
Aforisma dell’autore: “Raimondo amava il corpo dei suoi domestici?”
Una figura emerge e allo stesso tempo si dissolve nella materia, come se fosse trattenuta e consumata dal tempo. Il corpo, appena accennato, sembra più un’impronta che una presenza: un residuo, una traccia sospesa tra apparizione e cancellazione.
La domanda dell’artista — “Raimondo amava il corpo dei suoi domestici?” — introduce una tensione sottile e disturbante, che sposta l’opera dal piano della rappresentazione a quello del sospetto e della rilettura storica. Il riferimento a Raimondo di Sangro, figura complessa e controversa, apre un campo di ambiguità dove scienza, potere e corpo si intrecciano.
Corbi non illustra, ma evoca. La superficie pittorica, densa e corrosa, richiama una pelle antica, consumata, come se custodisse memorie non dichiarate. Il corpo centrale non è celebrato, ma interrogato: è oggetto di studio, di dominio, forse di desiderio. La materia stessa sembra aver assorbito questa tensione, trasformandosi in un luogo di stratificazione etica oltre che visiva.
L’opera diventa così una riflessione sul rapporto tra conoscenza e potere, tra osservazione e possesso. Non offre risposte, ma costringe lo sguardo a sostare in una zona di inquietudine, dove la storia non è mai completamente trasparente e il corpo resta un territorio fragile, esposto e interpretabile.
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