Repertazione
Aforisma dell’autore: “Conserviamo, cataloghiamo inutilmente i nostri pensieri, i nostri ricordi. Senza sapere il perché.”
Una piccola apertura, quasi un vano archivistico, interrompe la compattezza della superficie. Al suo interno, sottili elementi verticali — simili a dorsi di libri, a schegge ordinate, a tracce — si dispongono come un tentativo di classificazione. Tuttavia, ciò che appare come ordine è in realtà una fragile costruzione, priva di una reale possibilità di accesso.
Le parole dell’artista — “Conserviamo, cataloghiamo inutilmente i nostri pensieri, i nostri ricordi. Senza sapere il perché.” — trasformano questa struttura in una metafora della mente umana: un sistema che accumula, ordina, archivia, senza mai riuscire a giustificare fino in fondo il proprio impulso alla conservazione.
Corbi mette in scena un archivio muto, inaccessibile, dove il gesto del catalogare perde la sua funzione pratica per diventare un atto esistenziale. I “documenti” non sono leggibili, non sono consultabili: restano chiusi in uno spazio che suggerisce più distanza che conoscenza. La materia pittorica, compatta e stratificata, rafforza questa sensazione di chiusura, come se il tempo stesso avesse sigillato ogni possibilità di recupero.
L’opera non critica soltanto l’illusione dell’ordine, ma ne rivela il lato paradossale: più si tenta di trattenere, più si produce distanza. La memoria, invece di essere preservata, si trasforma in un sistema opaco, dove ciò che è stato raccolto resta definitivamente sottratto alla comprensione.
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