Selfie
Con Selfie, Alfredo Pini affronta uno dei gesti più emblematici della contemporaneità, trasformandolo in una riflessione sulla percezione e sull’identità. La giovane figura intenta a fotografarsi non appare come il semplice soggetto di una scena urbana, ma come il punto d’incontro tra la dimensione privata e quella pubblica, tra il desiderio di autorappresentazione e la complessità dello spazio che la circonda.
La città, costruita attraverso velature, sfocature e rapide pennellate, non costituisce uno sfondo descrittivo, bensì una presenza viva che partecipa all’immagine. Gli edifici sembrano dissolversi nel movimento della luce, mentre il traffico e le architetture perdono consistenza per diventare memoria visiva, percezione, atmosfera.
La figura emerge con delicatezza da questo paesaggio in trasformazione. Il volto non ricerca il ritratto realistico, ma suggerisce una condizione universale: quella di un individuo che, nell’atto di rivolgere l’obiettivo verso se stesso, continua inevitabilmente a raccontare anche il mondo che lo circonda. L’identità non è mai isolata, ma nasce dal continuo dialogo con il luogo che abitiamo.
Pini evita qualsiasi giudizio sul fenomeno del selfie. Non vi è ironia né critica sociale; ciò che lo interessa è il valore simbolico di questo gesto quotidiano, divenuto una forma contemporanea di autorappresentazione. L’immagine personale e quella della città finiscono così per sovrapporsi, fino a confondersi in un’unica narrazione.
Attraverso una pittura fluida, fatta di trasparenze, colature e dissolvenze cromatiche, l’artista suggerisce che tanto la città quanto l’identità siano realtà in continuo mutamento. Selfie diventa così una riflessione sulla fragilità dell’immagine contemporanea e sulla costante ricerca di un equilibrio tra ciò che mostriamo agli altri e ciò che realmente siamo.
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