Sistemi di chiusura
Aforisma dell’autore: “L’uomo tende sempre e con ogni mezzo a nascondere le tracce della propria nefandezza.”
Una superficie muraria compatta, corrosa dal tempo, è interrotta da aperture che non concedono accesso, ma negano ogni possibilità di attraversamento. Le finestre — o varchi — risultano sbarrati, sigillati, resi inoperanti da strutture che non proteggono, ma occultano.
Le parole dell’artista — “L’uomo tende sempre e con ogni mezzo a nascondere le tracce della propria nefandezza.” — trasformano l’immagine architettonica in un dispositivo etico. Ciò che viene chiuso non è lo spazio, ma la memoria; ciò che viene protetto non è l’interno, ma il segreto.
Corbi costruisce un paesaggio dell’occultamento, dove ogni elemento suggerisce un’azione successiva al fatto: coprire, bloccare, impedire la visione. Le grate, le assi, le sovrapposizioni materiche non sono difese, ma segni di una volontà attiva di cancellazione. Tuttavia, la materia tradisce questo intento: le superfici restano segnate, le tracce persistono, rendendo visibile proprio ciò che si tenta di nascondere.
L’opera si muove così in una tensione irrisolvibile tra cancellazione e permanenza. Ogni chiusura diventa una dichiarazione implicita: se qualcosa è stato sigillato, è perché esiste. E nella densità della pittura, ciò che doveva essere occultato continua a emergere, come una memoria che resiste a ogni tentativo di rimozione.
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