Tentativo inutile
Aforisma dell’autore: “Spesso ho tentato di scoprire cosa si nasconde dietro una mia tela.”
Un telaio incompleto, una soglia sospesa, una superficie che sembra trattenere e insieme rivelare: l’opera si costruisce attorno a un paradosso visivo e concettuale. Ciò che dovrebbe contenere l’immagine — la struttura, il limite, il margine — diventa esso stesso immagine, mentre il “dietro” rimane irrimediabilmente inaccessibile.
Le parole dell’artista — “Spesso ho tentato di scoprire cosa si nasconde dietro una mia tela.” — introducono una tensione che attraversa tutta la composizione: il desiderio di oltrepassare la superficie, di accedere a un altrove che la pittura promette ma non concede. Tuttavia, il tentativo è destinato al fallimento, perché la tela non è un velo da sollevare, ma un luogo che assorbe e trattiene.
Corbi mette in scena un paesaggio che appare come una profondità possibile — una distesa calda, quasi incandescente — ma che resta intrappolata entro un dispositivo che la interrompe. Il telaio non incornicia, ma limita; non protegge, ma impedisce. È una soglia che non si attraversa.
L’opera diventa così una riflessione sulla natura stessa della pittura: non esiste un “dietro” da scoprire, perché tutto è già nella superficie. E ciò che si cerca oltre non è altro che una proiezione del desiderio. Il tentativo, dunque, è inutile non per mancanza di volontà, ma per la condizione stessa dell’immagine, che si offre e si nega nello stesso gesto.
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