Tre stanze
Aforisma dell’autore: “I cipressi non fanno ombra.”
Tre presenze verticali si stagliano in uno spazio essenziale, sospeso tra luce e profondità. Sembrano cipressi, ma non appartengono pienamente al paesaggio: sono segni, figure, presenze isolate. Sotto di loro, ciò che potrebbe essere ombra si trasforma in luce, in un riflesso che nega la logica naturale.
Le parole dell’artista — “I cipressi non fanno ombra.” — introducono una frattura percettiva che destabilizza l’immagine. L’albero, simbolo tradizionale di radicamento, memoria e morte, perde qui una delle sue qualità più elementari: la capacità di proiettare ombra. Ciò che resta è una presenza che non oscura, ma lascia passare, che non trattiene, ma restituisce.
Corbi costruisce uno spazio ambiguo, dove alto e basso si rispecchiano senza coincidere. Le forme luminose sottostanti non sono semplici riflessi, ma aperture, quasi passaggi verticali che suggeriscono un’altra dimensione. Le “stanze” del titolo non sono ambienti fisici, ma condizioni interiori: luoghi della percezione, del pensiero, della memoria.
L’opera si muove così in una tensione tra presenza e assenza, tra ciò che è visibile e ciò che sfugge alla logica. I cipressi non fanno ombra perché non appartengono più al mondo delle cose, ma a quello dei segni. E in questa sottrazione si apre uno spazio di silenzio, dove l’immagine non descrive, ma interroga.
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