11 agosto
“L’11 agosto è sempre stato, per me, ‘il giorno dopo’ San Lorenzo.
Fin da bambino mi sono chiesto cosa accadesse a tutte quelle stelle cadute nella notte precedente: immaginavo che qualcuno, prima o poi, dovesse raccoglierle.
Molti anni dopo, durante una visita a Montepulciano, mi capitò di vedere a terra una distesa di coriandoli a forma di stella. In quell’istante realtà e immaginazione si sovrapposero perfettamente, come se un pensiero custodito per anni avesse finalmente trovato la sua immagine.
Così nacque 11 Agosto: dal tentativo di dare forma a quel “giorno dopo” che avevo continuato a immaginare fin dall’infanzia!”
In una piazza silenziosa, un uomo spazza via le stelle cadute durante la notte.
Non c’è stupore nel gesto, né eccezionalità: il cielo si è depositato a terra come polvere, e come tale viene trattato. Il cosmo, qui, non è lontano né sublime, ma attraversa lo spazio umano fino a diventare residuo, traccia, materia da rimuovere.
L’opera rovescia la retorica dell’evento celeste — la notte di San Lorenzo, tradizionalmente carica di desideri e attese — trasformandola in un atto quotidiano, quasi amministrativo. Le stelle non si contemplano: si raccolgono. Non si desiderano: si eliminano.
In questo slittamento, il cielo perde la sua distanza simbolica e si avvicina radicalmente all’esperienza domestica. L’infinito si consuma nel gesto minimo, e l’universo entra nella routine, diventando parte di un ordine da mantenere.
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