Fuori porta
Luogo: Civita di Bagnoregio, Viterbo
“Durante il servizio militare presi parte ad una gita premio dell’esercito. Ci portarono in diverse località del nord ed est del Lazio. Ad un certo punto l’autista, sulla via del ritorno disse al tenente che li vicino c’era “il paese che muore”: ci potevamo passare. Infatti ci trovammo davanti a questo paese meraviglioso che si poteva raggiungere solo a piedi ed in bicicletta. Infatti all’inizio di quel ponte c’era una bicicletta vecchissima.
Un ricordo rimasto sopito per decenni finché, dopo aver visto una foto di Civita di Bagnoregio mi resi conto che quello era il paese della gita e il quadro, con la bici, fu la diretta conseguenza.”
In Fuori porta il paesaggio si trasforma in una linea di equilibrio precaria, dove il gesto ludico diventa atto di fiducia. La bicicletta non attraversa semplicemente lo spazio: lo ridefinisce, sospendendo la gravità e convertendo il territorio in una soglia instabile tra rischio e desiderio. La scena, immersa in una luce sospesa, suggerisce che il gioco non è evasione, ma una forma di orientamento poetico nel mondo.
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