Ricordi che non vanno via
Aforisma dell’autore: “Parole sui manifesti, murales, scritte di odio e di amore…voci silenziose nate solo per scomparire.”
Al centro della composizione, una superficie lacerata accoglie frammenti di lettere e numeri che appaiono disordinati, instabili, in caduta. Non formano parole compiute, non restituiscono un messaggio chiaro: sono tracce di un linguaggio che si dissolve mentre tenta di esistere.
Le parole dell’artista — “Parole sui manifesti, murales, scritte di odio e di amore…voci silenziose nate solo per scomparire” — trovano qui una sintesi visiva intensa. Il linguaggio urbano, pubblico, apparentemente destinato a comunicare, si rivela fragile, temporaneo, destinato all’oblio. Le lettere si staccano, scivolano via, come se il tempo stesso le cancellasse.
La superficie pittorica, segnata e corrosa, richiama muri consumati, spazi attraversati da stratificazioni di segni, cancellazioni, sovrascritture. È una memoria collettiva che non si stabilizza mai, ma si trasforma continuamente, perdendo progressivamente definizione.
Il vuoto che circonda il nucleo centrale amplifica questa sensazione di dispersione: ciò che resta non è il contenuto del messaggio, ma il suo svanire. L’opera suggerisce così una riflessione sulla natura effimera della comunicazione: anche ciò che nasce per essere visto, condiviso, urlato, è destinato a diventare silenzio.
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