Sciuscià nasce come un omaggio a una figura popolare che mi ha sempre profondamente affascinato: il lustrascarpe. Fin da ragazzo lo incontravo nei film del dopoguerra, nei documentari, nei racconti di una certa Italia ormai scomparsa. Era una presenza costante, quasi simbolica, eppure completamente estranea al mondo in cui sono cresciuto, dove quel mestiere non è mai realmente esistito. Forse proprio per questo è rimasto nella mia immaginazione come qualcosa di lontano e insieme familiare.

Nel dipinto ho voluto trasformare quella figura in un personaggio sospeso tra memoria e invenzione. Il gesto impossibile del ragazzo che sembra sfidare la gravità non vuole raccontare una scena reale, ma evocare la dignità silenziosa di un lavoro umile, spesso invisibile, capace però di diventare icona collettiva.

L’ambientazione non poteva che essere Napoli, e più precisamente Chiaia, immaginata com’era circa un secolo fa: una città teatrale, viva, contraddittoria, dove realtà e rappresentazione convivono naturalmente. In fondo, Sciuscià parla proprio di questo: della capacità della memoria di trasformare frammenti di storia popolare in immagini poetiche e senza tempo.”

 

In Sciuscià, Maurizio Vinanti costruisce una scena sospesa tra ironia e inquietudine, dove il realismo urbano si apre a una dimensione surreale. Il giovane lustrascarpe, figura umile e popolare, compie un gesto impossibile: solleva e sorregge una statua monumentale, sottraendola al suo piedistallo e portandola letteralmente in equilibrio nello spazio.

L’atto ribalta le gerarchie tradizionali tra chi serve e chi è servito, tra la fragilità dell’uomo comune e il peso simbolico del potere, della storia, dell’autorità. La città, con la sua architettura riconoscibile e quotidiana, diventa teatro di una favola moderna, in cui l’impossibile si manifesta con naturalezza.

Il linguaggio pittorico, nitido e controllato, amplifica il carattere teatrale della composizione: ogni elemento è leggibile, ma il senso complessivo resta volutamente ambiguo. Sciuscià si offre così come una riflessione poetica sulla dignità del lavoro, sulla forza invisibile degli ultimi e sulla possibilità, tutta immaginaria eppure necessaria, di sovvertire l’ordine delle cose.

1.400,00 

Tecnica: Olio e acrilico su tavola polimaterica
Anno di produzione: 2009
Dimensione: 80x50cm
Profondità: 0,8cm
Incorniciato:
Misure cornice: 80x50x4
Certificato:

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